MANIFESTO

 

 

La Grammatica del Futuro

 

 

Nel 2000 scrissi la “Lettera dal 2123”.

Ci stiamo arrivando prima del previsto?

Certo è che, se prima pensavo “Il futuro non è più quello di una volta”, ora penso che il Futuro sia l’avverarsi di ciò che riusciremo a fare nei prossimi 10 anni, dal 2015 al 2025. Il Futuro sarà la lingua della quale oggi, confusamente, faticosamente, artigianalmente, coraggiosamente, stiamo costruendo la grammatica.

Sapevamo che la grammatica era l’insieme finito di regole necessarie alla costruzione di frasi, sintagmi e parole di una determinata lingua naturale.

Impareremo che la grammatica è l’insieme variabile di scambi necessari alla costruzione di obiettivi condivisi, sintagmi in cui i costituenti immediati diventeranno l’agire, mentre quelli mediati diventeranno il progettare e che avremo parole in una lingua sempre più universale.

Abbiamo immaginato che la finanza fosse strumento dell’economia reale, ne è invece diventata autore.

Abbiamo immaginato che le tecnologie sarebbero state tools della vita sociale, economica e produttiva e invece ne sono diventate i drivers.

Abbiamo immaginato male perché, per un attimo, abbiamo dimenticato che finanza e tecnologie erano in mano agli uomini, alla peggiore generazione degli uomini.

Ma la D Generation, quella dei nativi digitali, ha nel dna il valore e non il prezzo, il piacere e non il successo, l’uso e non il possesso, lo scambio e non la protezione, la conoscenza e non la competenza, l’intelligenza e non la sapienza.

La D Generation ha nel dna che la verità non sta dove si vende ma dove si usa, che l’azienda, come l’abbiamo sempre conosciuta, divide invece di unire.

I nativi digitali navigano le reti, e non la rete, sono seri e quindi non si prendono sul serio, non fanno pubbliche relazioni ma si relazionano con il pubblico, non hanno la cultura del sospetto perché amano veramente Elvis Presley, sanno che non esiste la cultura d’impresa ma l’impresa colta, sanno che la comunicazione interna non esiste più perché esiste la rete, che l’inevitabile accade, non fanno organigrammi ma mappe, non sono né tronfi né gonfi, non hanno né paura né dipendenza dalla Borsa, credono all’importanza degli investitori ma non sono disposti a farsi investire, scrivono codici capaci di far ignorare la pubblicità ai siti web dopo avervi venduto il codice per mettere la pubblicità sui vostri siti web, si interessano a ciò che è interessante, preferiscono l’attenzione ai soldi perché con la vostra attenzione faranno più soldi dei vostri soldi, hannorestart the universe una settimana fatta di sette sabati, l’unica razza verso cui sono razzisti sono i ladri di vita e di futuro, non vivono la bipolarità tra l’essere marketer e l’essere mercato perché hanno capito che sono la stessa cosa, sanno che il muro di Berlino è la banda larga, non stanno mai ad aspettare e stanno sempre a guardare.

 

Ma stavamo parlando della grammatica del futuro.

Ebbene è questa: creare organizzazioni indifferenziate fra business, sociale, pubblico e privato che siano esattamente come ho descritto sopra la D Generation.

E se sentite qualcuno che parla di “mercato reale” e di “mercato digitale”, immaginatemi al vostro fianco a dirvi con complicità “smettiamo di ascoltare questo coglione”.

 

Morris Consulting vuole essere un’organizzazione D Generation, capace di interagire con persone e organizzazioni per costruire business.

Valter Casini