La comunicazione Digilogica

 

La forza economica di una organizzazione e di un paese è correlata con la sua capacità di utilizzare internet.

La capacità di comunicazione analogica di un cliente era, preweb, limitata alla lamentela con il commesso o il direttore del punto vendita o al fogliettino dei reclami, ottimisticamente denominati suggerimenti e consigli.

Ai tempo di internet il cliente, da muto, è diventato comunicante, grazie al potere che gli ha dato internet: la condivisione.

Ciò ha costretto le organizzazioni, e noi per loro, a riscrivere completamente il modello di comunicazione che ora deve essere reticolare, neurale, disperso, interattivo.

Dentro – fuori
Dentro- dentro
Fuori – fuori
Fuori – dentro

Conversazioni e condivisioni viaggiano dentro queste nuove autostrade delle comunicazione.

Il Garzanti ci insegnò che la Pubblicità è “l’essere pubblico, l’essere aperto, accessibile al pubblico: la pubblicità di una udienza; 2 divulgazione, diffusione tra il pubblico”.

Il percepito delle persone, e di conseguenza l’abilità dei comunicatori, è da sempre in costante rapporto di odio amore. Le persone alla ricerca di “saltarla”, girando pagina o facendo zapping con il telecomando. I comunicatori intenti a persuaderli della qualità di un prodotto o servizio indipendentemente dal suo reale valore, fino ad indurli al bisogno di possederlo.

Poi la rivoluzione, il web, la condivisione, il multicast nativo in un mondo in cui la comunicazione pubblicitaria è tarata sul broadcast monodirezionale della televisione o della radio o dei magazine o delle affissioni.

E quindi eccoci alla crisi degli investimenti pubblicitari tradizionali, che continuano a scendere mentre quelli sui media digitali continuano a crescere.

Il cosiddetto web 2, ovvero il web delle relazioni fra le persone, è oramai fatto consolidato e crescente.

La socializzazione digitale, la geolocalizzazione, la mobile interaction, l’IPTV, insomma con un termine che oggi definiremmo scaduto – ovvero la “convergenza digitale”, sono solo alcuni delle parole capaci di formare le proposizioni componenti il periodo digitale in cui la sfida del marketing è trovare sempre nuove sinsassi.

La variabile che non varia per quotidianità è l’evoluzione continua in matrici che cambiamo, ovvero una evoluzione a cui non siamo culturalmente preparati perchè veniamo da un millennio in cui l’evoluzione avveniva nella stessa matrice.

I fatti certi, gli unici (per ora) è che siamo connessi tutti attraverso la stessa rete.

Quindi è scaduta anche la parola trend?

Il marketing quando pensa pensa che i sensi sono diventati sei perchè esiste anche il senso digitale, ovvero la cognitività aumentata che ci consente l’essere connessi in mobilità?

Ma quale è il valore della rete per il marketing?

La creazione del valore attraverso il networking viene da lontano. Siamo cresciuto sul pensiero di tre “legislatori”, Sarnoff, Metcalfe e Reed.

Sarnoff ci ha insegnato il valore lineare delle reti, cioè proporzionale al numero degli spettatori, quello che ha fatto grandi radio e tv.

Metcalfe ci ha insegnato il valore quadratico delle reti, dove tutti i nodi possono connettersi fra di loro e quindi il valore cresce con il quadrato del numero di nodi; pensate al fax ieri e alle email oggi.

Poi è arrivato Reed a legiferare che il valore di internet è esponenziale perchè cresce per interessi comuni, idee e obiettivi condivisi dei naviganti; e siamo ai social network e alle web o mobile applications.

Quello che MC vuole costruire per i propri clienti è un ecosistema digitale attorno a lui, al suo brand, ai suoi prodotti o servizi, e far interagire semanticamente questo ecosistema digitale con quello analogico fatto di comunicazione tradizionale: la comunicazione DIGILOGICA.

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